Non è una baby gang. Non sono figli di esponenti della criminalità o nipoti di boss. Sono bravi ragazzi che da qualche settimana hanno terminato la scuola. Ad occhio hanno poco più di 11/12 anni. Sono vestiti bene, parlano un italiano con slang napulegno: ridono, scherzano e fanno ammuina. Ne sono cinque e si muovono compatti. Sono affiatati e giocano in strada.
Si rincorrono tra Piazza Scipione Ammirato e Largo Capecelatro nel cuore del Rione Materdei a pochi passi dalla stazione della metropolitana linea 1. Rallentano la corsa e cominciano a camminare poi si fermano. Ora sono riuniti in capannello. Confabulano e si guardano attorno. C’è uno di loro, in particolare, che sbircia e fissa lo sguardo verso alcune attività commerciali: un negozio di ferramenta, un parrucchiere e un supermercato.

Proprio davanti al minimarket c’è una commessa in camice blu, tira il fiato per qualche minuto e aspira un paio di boccate di fumo. L’attenzione del gruppetto si concentra su di lei. Si muovono in branco, si sparpagliano per poi ricongiungersi dall’altro marciapiedi a un metro o poco più dalla vittima designata.
Un paio di loro estraggono due pistole di colore nero ad aria compressa e cominciano a sparare pallini di gomma, gli altri tre li incitano. Consumato l’ ‘assalto’ che non va a segno, scappano in modo scomposto tra gridolini, risate e lazzi verso la stazione della metrò. Come vedette appostate osservano se c’è qualche reazione. Constatato che tutto fila liscio. Piano piano si riavvicinano al luogo del raid ma stando molti metri dietro.

Chiacchierano tra loro riuniti in capannello. Cercano di capire perché l’assalto è fallito. Più che altro pongono l’attenzione sul funzionamento delle due armi giocattolo. Con circospezione, le osservano per verificare se le hanno usate in modo corretto. Poi a turno puntano a terra verso alcune auto in sosta e le azionano.
C’è qualcuno che nel risalire la strada dalla stazione della metropolitana, li osserva. Loro attenti e guardinghi rompono le fila, due della compagnia nascondono le pistole a pallini e si disperdono tra sguaiate risate. L’emozione del branco, sentirsi custodi di un’impresa, vivere per pochi istanti una trasgressione.

Ora sono accomunati da quel segreto di essere stati per gioco ‘killer’, ‘gruppo di fuoco’, in ogni modo protagonisti di un ‘agguato’ come le scene di Gomorra o Mare Fuori. Il problema è il solito: educare, educare, educare.














































































































































































