Crisi di Governo. Il Premier vuole dimettersi

Con lo Spread che vola e supera il muro dei 290 punti, i mutati rapporti di forza nel Governo a seguito del voto del 26 maggio, la lettera di richiamo della Commissione Ue sui conti dell’Italia, i 23 miliardi da reperire subito per evitare l’aumento dell’Iva e un clima crescente di sfiducia nazionale e internazionale nei fatti hanno reso il famoso ‘contratto di governo’ poco più di carta straccia.

L’esecutivo non regge. Il Movimeto 5 Stelle arranca, il suo leader Luigi Di Maio – dopo una sorta riconferma d’ufficio – appare stanco, smarrito e svuotato. La Lega di Matteo Salvini svetta e ingurgita tutto ciò che incontra sulla propria strada. La sensazione è di un coccio che potrebbe finire in mille pezzi.

Il premier Giuseppe Conte, espressione dei Pentatellati, è delegittimato, non può prendere iniziative, non riesce più a fare sintesi. Il Governo dell’Italia è paralizzato, bloccato, non si muove una foglia. Qualcosa bolle in pentola. Tanto è vero che per le 18 e 30 di oggi il Presidente del Consiglio ha convocato una conferenza stampa per urgenti comunicazioni.

Una modalità insolita e mai accaduta prima. A borse chiuse, Giuseppe Conte pronuncerà un discorso molto atteso in cui, presumibilmente, lancerà un aut aut: evocando in qualche modo la possibilità di dimissioni.

Il passo indietro potrebbe essere evitato solo nel caso in cui non ci sia una netta inversione di tendenza nella rissa tra Lega e 5Stelle e si apre in accordo con il ministro dell’Economia Giovanni Tria, una trattativa con la Ue.

Pier Paolo Milanese

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