Di Maio impone il pensiero unico sui migranti. Stop al dissenso

Luigi Di Maio nell’acuirsi della vicenda legata alla Sea Watch 3 con i suoi è stato tassativo: non tollero voci dissidenti

Luigi Di Maio nell’acuirsi della vicenda legata alla Sea Watch 3 con i suoi è stato tassativo: “Abbiamo contribuito ad approvare il secondo decreto sicurezza quindi occorre comportarsi di conseguenza. Non tollero voci dissidenti”. Tradotto significa: siamo con la Lega, nessuno si deve permettere di contraddire la linea.

In questo scenario non è casuale nel frattempo l’espulsione della senatrice Paola Nugnes, una della pattuglia dei 18 parlamentari Cinquestelle, che a novembre si oppose – senza se e senza ma – alla stretta migranti imposta da Matteo Salvini.

Il benservito alla Nugnes in pratica è stato un avvertimento recapitato a tutto il gruppo parlamentare pentastellato: “È finito il tempo dei dissensi e mal di pancia. Occorre essere una testuggine, un blocco compatto, un gruppo monolitico”.

Di Maio è disperato. Il Movimento 5 Stelle si sta sbriciolando. I segnali che giungono dal quartier generale del Carroccio non fanno ben sperare. Si cerca l’incidente di percorso per mettere in crisi il governo. E’ il gioco portato avanti dai colonnelli leghisti per logorare dentro e fuori i Pentastellati.

Avere una posizione debole, contraddittoria e rissosa sulla questione migrazione ovvero il cavallo di battaglia della propaganda leghista metteva a rischio il proseguo dell’esecutivo e serviva un assist a porta vuota a Matteo Salvini.

Preventivamente Di Maio, insomma, si è giocato le sue carte e imposto una ferrea disciplina: non si tollereranno più posizioni diverse rispetto a quelle stabilite e adottate dallo stesso leader. Il silenzio che avvolge il Movimento, la distanza di sicurezza tenuta su tutta la vicenda Sea Watch 3, non è un caso.

Tutti i big applaudono o fingono di applaudire l’arresto di Carola Rackete. Tra i ministri grillini non c’è una sola voce contraria. Se qualcuno non si è espresso, tace religiosamente.

I 18 parlamentari Cinquestelle dissidenti che tentarono lo strappo contro il decreto sicurezza sono stati isolati, immobilizzati, fatto divieto di parlare con la stampa e di scrivere sui social: il rischio è l’espulsione diretta.

Pier Paolo Milanese

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