Lavoro e Sviluppo economico, bocciato il ministro Di Maio

A distanza di un anno, in pratica, i risultati sono catastrofici. In più c’è la frenata dell’economia europea e mondiale condizionata dalla querelle tra America e Cina sui dazi. Crisi industriali, cabine di regia, trattative, tavoli, accordi , insomma, la terminologia è sempre la stessa ma la sensazione è di un navigare a vista.

Una desertificazione, un clima poco incoraggiante e una sfiducia generalizzata.

Dalle parti del ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico tira una brutta aria. C’è la constatazione che le cose non vanno proprio bene.

Addirittura direttori, funzionari, esperti che davano una mano e avevano acquisito una certa esperienza sono stati vittima di una sorta di spoil system.

Il ministro Luigi Di Maio forse sopravvalutando le sue capacità e in un gorgo di potere ha preferito guidare entrambi i dicasteri senza avere né competenze, né esperienza, né capacità e neppure collaboratori all’altezza dei problemi da risolvere.

A distanza di un anno, in pratica, i risultati sono catastrofici. In più c’è la frenata dell’economia europea e mondiale condizionata dalla querelle tra America e Cina sui dazi. Crisi industriali, cabine di regia, trattative, tavoli, accordi , insomma, la terminologia è sempre la stessa ma la sensazione è di un navigare a vista.

C’è qualcuno che ha le idee molto chiare e spiega senza fronzoli “la cultura antimpresa dei Cinquestelle e del ministro Luigi Di Maio sta soltanto avendo l’effetto di accelerare la desertificazione industriale del Mezzogiorno. Loro parlano soltanto di sussidi e di regole più stringenti, come sta avvenendo nella vertenza Ilva, con il risultato che le aziende scappano e che ai tavoli non si affrontano o si affrontano troppo tardi le questioni tecniche”.

E’ una fotografia precisa di ciò che sta accadendo. Non è un fatto casuale se Matteo Salvini nelle tante uscite pubbliche e in particolare nel salotto di ‘Porta a Porta’ di Bruno Vespa invade il campo e parla di lavoro, di investimenti e di aiuti alle piccole e medie imprese.

Il leader del Carroccio ha capito che Di Maio non brilla ed è in grande difficoltà. Le crisi industriali stanno colpendo il Mezzogiorno, destabilizzando una economia già precaria e mettendo migliaia di persone per strada. Più di attivare ammortizzatori e cassaintegrazione dai due ministeri non giungono segnali incoraggianti.

La multinazionale che ha acquistato l’Ilva di Taranto con la caduta della cosiddetta immunità penale ha annunciato che licenzierà tutti entro settembre se non sarà chiarita la vicenda.

C’è poi la brutta storiaccia di Whirlpool a Napoli – rischiano 420 dipendenti più l’indotto – invece di trattare al tavolo ministeriale Di Maio ha trovato più efficace fare comizi a favore di telecamera.

Poi c’è la brutta grana della multinazionale Jabil che nonostante l’esecutivo e i sindacati le avessero chiesto di sospendere i licenziamenti ha confermato al governo la volontà di tagliare 350 lavoratori su 706 nello stabilimento di Marcianise.

E’ profondo rosso al Sud. Invece di creare le condizioni per nuovi posti di lavoro si perdono anche quelli che erano scampati alla crisi. Il tanto invocato e celebrato decreto Crescita nel suo interno non contiene nulla per fronteggiare una crisi così spaventosa.

Se il Pil del Settentrione vola, il Meridione sta morendo.

Luigi Di Maio preso forse da troppi impegni oltre a presidiare sulla carta i due ministeri, infatti, è contemporaneamente vicepremier e capo politico del Movimento 5 Stelle non sa che pesci prendere.

Passerà alla storia per incompetenza, superficialità e totale improvvisazione del suo agire politico.

I numeri sono impietosi e parlano inequivocabilmente chiaro. Alla fine la montagna ha partorito un piccolo, insignificante topolino.

Pier Paolo Milanese

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