Nino Daniele è stato dimesso da Assessore alla cultura e al turismo. Un po’ tutti ormai lo sanno.
Leggo da stamattina accuse nei riguardi del nuovo assessore e ritengo abbastanza semplicistico prendersela con questa dottoressa.

Giovane, laureata, sicuramente intelligente, alla quale spetta un compito difficile, ingiudicabile al suo secondo giorno di lavoro come assessore.
Andiamo brevemente per ordine: la nuova inquilina di Palazzo San Giacomo non c’entra niente con questo ragionamento; se ne vogliamo fare un dibattito politico, potremmo aprire un ventaglio di polemiche infinite ma non è questo, a mio avviso, il punto della questione in questa fase.
Forse, ripeto forse, la questione è il valore simbolico del messaggio che passa attraverso questa scelta del sindaco Luigi de Magistris.
Siamo tutti d’accordo (e non ci sarebbe motivo di pensarla differentemente) che Nino Daniele sia stato una punta di diamante dell’amministrazione comunale, non è possibile dunque, accantonare il valore culturale, intellettuale e lo spessore etico, profuso dall’operato di Daniele e dimostrato nella concretezza dei fatti dalla sua grande esperienza sia in politica che nelle scelte e iniziativa culturali e sociali.

Quanto vale quindi essere un buon amministratore trasparente? Basta una “tattica” politica per essere fatti fuori? Sicuramente influenzato dalla mia letteratura sociologica, tendo spesso a ripetere la necessità di dare valore ai simboli, se Daniele ha dimostrato di essere simbolo di cultura, dinamicità e concretezza, perché togliergli l’incarico? Valgono di più i criptici meccanismi demagogici o la qualità dell’uomo nel pieno delle sue funzioni?
Oltre le nostalgie e le reazioni di stizza, è stupido fare pubblici paragoni con la nuova assessora, perché magari si dimostrerà anche brillante e preparata, ma bisogna guardare la cosa in una prospettiva più legata alla semantica su cui si fonda l’armonia della collettività e il suo valore intellettuale.
Mi riferisco a quella necessità di dimostrare riverenza e orgoglio verso i punti di riferimento già validi e che ad un tratto vengono depennati perché “nel mondo così funziona”.

Soprattutto in una città come Napoli. Si rischia di depauperare una volontà consolidata di crescita intellettuale in una città patria greco romana della cultura ma piena di metastasi di quelle ignoranze cancerogene del nozionismo e della devianza.
Largo ai giovani preparati, giusto, ma quando in condizioni emergenziali è necessario farlo!
Nino Daniele, non può essere sostituito da me o da mia nipote, e non perché mia nipote di 11 anni non sia brava, ma perché decade il rispetto per l’impegno e la fattività dimostrata da chi ha più esperienza sia di me che di mia nipote, per entrambi ci sono mille opportunità e possibili posizioni, ma quando un Daniele cade, che messaggio passa?
Quello che puoi essere anche Aristotele ma se ora non mi servi puoi andare anche a zappare?
Un pensiero semplice, forse retorico, sicuramente tristissimo perché si colloca perfettamente in una ampia condizione di degrado che lambisce tutto: il valore finisce nel momento in cui servono consensi differenti. Siamo davvero diventati questo? La risposta la dico io stesso: siamo sempre stati questo.
Amedeo Zeni















































































































































































