Rino Gattuso detto Ringhio diventa Genny Savastano: “Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che e’ ‘o nuost”

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“Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che e’ ‘o nuost” eccolo Rino Gattuso detto Ringhio nella fervida fantasia e inventiva partenopea già trasfigurato nel personaggio di Genny Savastano.

Tra l’altro il nome è lo stesso, l’ex allenatore del Milan anche quando giocava in campo ha dato sempre l’immagine del duro. I risultati poco esaltanti in campionato, l’esonero di Carlo Ancelotti, la guerra interna condotta dal presunto ‘gruppo di rivoltosi’ capitanato da Lorenzo Insigne, hanno messo in crisi la squadra del Napoli.

L’unica nota positiva è la qualificazione agli ottavi della Champions League risultato da non sottovalutare e per certi versi storico. Ora si cerca di voltare pagina. Il presidente del club Aurelio De Laurentiis ha scelto Rino Gattuso.

È lui che potrebbe rivitalizzare un ambiente e ridare empatia tra società, squadra e pubblico. Si tratta di un giovane alleantore che ha discusso la sua tesina per l’esame a Coverciano proprio sulle tattiche di gioco, schemi e moduli di Maurizio Sarri.

Forse la scelta è ricaduta sull’ex allenatore del Milan anche per questo e per la sua nota attitudine a fare spogliatoio, a trasmettere grinta, fatica, energia, a parlare senza mediazioni, direttamente in faccia ed a muso duro.

Se Carlo Ancelotti è un professore con i suoi riti, il suo approccio accademico, il suo portamento istituzionale e anglosassone, Ringhio è l’ammuina, la testardaggine, l’impeto e la voglia terrona di prendere a schiaffi (in senso buono) il resto d’Italia.

La tifoseria è divisa : c’è chi come ‘professione-sfogo’ inveisce contro il patron del Napoli apostrafandolo un giorno si e anche l’altro con il termine ‘Pappone’ e dimenticando gli anni di Corrado Ferlaino, Giorgio Corbelli e Salvatore Naldi. Altri, invece, che bollano e sentenziano : il Napoli fa schifo, non va niente.

La squadra del Napoli e la società da oltre 10 anni è nel giro delle coppe europee e in campionato è tra le prime quattro squadre di vertice.

Occorre vincere è vero. Quest’anno c’erano e ci sono tutti i presupposti: non si vince e pareggia contro i campioni d’Europa del Liverpool casualmente.

C’è chi ritiene che il presidente nell’esonerare Ancelotti l’ha data vinta ai rivoltosi altri invece ritengono che la scintilla tra il blasonato allenatore non sia mai veramente scoccata e che il secondo posto dell’anno scorso sia ancora un rilfesso condizionato del sarrismo.

Dov’è la verità? Sta di fatto che ora tocca a Gattuso scuotere dal torpore gli azzurri e caricarli a pallettoni. Almeno questo i tifosi si aspettano. Ringhio nell’immaginario partenopeo è visto come uno tosto, duro, che se c’è da buttare le mani, le butta senza guardare in faccia a nessuno.

Una voglia di vincere aggressiva, fame e ossessione nel prendersi tutto. Non a caso Rino Gattuso è stato raffigurato dall’estro napoletano come una sorta di Genny Savastano e riadatta la sua celebre battuta in Gomorra: “Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che e’ ‘o nuost”. Speriamo…

Pier Paolo Milanese

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