Dopo 34 anni si sana una ferita collettiva: “Oggi Giancarlo Siani compie dei miracoli”

Dopo 34 anni Giancarlo Siani è cittadino onorario di Torre Annunziata. Forse si è sanata la ferita e si ricomincia a camminare. È stato Paolo Siani, il fratello di Giancarlo, a ritirare la pergamena nell’aula consiliare del Comune di Torre Annunziata.

Cittadinanza Onoraria a Giancarlo Siani a Torre Annunziata. Emozioni indescrivibili.

Pubblicato da Francesco Ranieri su Venerdì 13 dicembre 2019

Paolo davanti all’amministrazione comunale, alle autorità, alle scolaresche ed ai tanti mostra con grande emozione il tesserino di pubblicista di Giancarlo, dove ci sono solo tre bollini annuali; la sciarpa di lana azzurra che gli confezionò la madre per seguire le partite del Napoli.

Due oggetti intimi, delicati, che rappresentano e parlano della vita di Giancarlo, un cronista che non solo documentava le notizie e le scriveva ma in quei pezzi c’era la voglia, la spinta idealista affinchè le cose migliorassero, cambiassero a Torre Annunziata.

Giancarlo è stato ammazzato dalla camorra, i killer vigliacchi lo hanno sparato alle spalle, neppure il coraggio di guardarlo negli occhi, una morte che non ha fermato il vento.

A distanza di 34 anni le cose sono cambiate, non è un mondo ideale certo ma è giusto riconoscere che anche gli articoli di Giancarlo hanno contribuito a far crescere una coscienza civile.

Giancarlo oggi avrebbe avuto 60 anni all’anagrafe in realtà è destinato alla condanna di restare un giovane cronista di 26 anni, avere dentro ancora la voglia di credere alle rivoluzioni, non spegnere il fuoco sacro, non perdere-disperdere quella spinta idealista che ha cambiato la sua città, Torre Annunziata.

“Torre Annunziata si riconcilia con la famiglia e, anche se con colpevole ritardo, ha oggi Giancarlo tra i suoi cittadini illustri” dice il sindaco Vincenzo Ascione che, da una conversazione con il giornalista Sandro Ruotolo, maturò l’idea del riconoscimento della città al lavoro di Giancarlo Siani, corrispondente a Torre dall’ottobre 1980 al settembre 1985.

E ieri davvero c’erano un po’ tutti quelli che in silenzio hanno costruito il cambiamento: i giovani delle scuole, le associazioni, i comitati, le istituzioni e il giudice Armando D’Alterio, procuratore generale a Potenza ma soprattutto il pm che riaprì le indagini e scopri parte della verità su quel delitto ottenendo le condanne definitive di mandanti ed esecutori.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un telegramma: “Ringrazio il sindaco per l’invito. Sarò idealmente presente per sottolineare l’importanza, seppure simbolica, al riconoscimento per chi sacrificò la propria vita per una libera informazione”.

Il prefetto di Napoli, Carmela Pagano, ha letto invece un messaggio del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese: “Oggi avrebbe 60 anni e di sicuro sarebbe un giornalista affermato e ascoltato. Il suo sacrificio sia esempio ai giovani”.

E il prefetto Bruno Frattasi, direttore dell’Agenzia beni confiscati ha annunciato che Palazzo Fienga, dove risiedevano i Gionta, oggi confiscato dallo Stato diventerà un simbolo di legalità.

C’è Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa, e il vice ministro dell’Interno, Matteo Mauri che annuncia il ripristino dell’osservatorio sui giornalisti minacciati.

Paolo Siani, non si è mai arreso e se oggi Giancarlo è un faro che illumina la strada buia di molti lo si deve al fratello e ai pochi amici che lo hanno accompagnato in questa traversata solitaria nel deserto: “Non fece in tempo ad avere il tesserino bordeaux da professionista, era un ragazzo normale che con me andava a vedere il Napoli, dalla grande passione per un lavoro che voleva fare con scrupolo”.

“Oggi Giancarlo compie dei miracoli – conclude Paolo Siani – come il recupero di Palazzo Fienga in suo nome. Dico a voi ragazzi, fate con passione sempre l’attività che scegliete”.

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