Scandalo ex Cirio, c’è una storia di segreti, ricatti e di un passato che non passa

Il senatore Luigi Cesaro e il deputato Antonio Petangelo apprendono la notizia della richiesta del loro arresto ai domiciliari inoltrato dai magistrati della Procura di Torre Annunzia alle rispettive Camere di appartenenza.

Saranno le giunte per l’autorizzazione a procedere in Parlamento a valutare se c’è un fumus persecutionis in caso contrario dovranno esprimersi. Inutile sottolineare che entrambi i parlamentari di Forza Italia dichiarano di essere estranei alla vicenda e di non aver mai interferito con la riqualificazione della ex Cirio di Castellammare di Stabia in favore dell’imprenditore e tanto altro Adolfo Greco.

Entrambi all’unisono sono fiduciosi nella magistratura, auspicano che in tempi stretti abbiano la possibilità di chiarire la loro totale estraneità alle vicende perché hanno sempre e solo compiuto atti esclusivamente finalizzati al perseguimento del pubblico interesse.

Le carte dei magistrati per la verità dicono altro. Un Rolex e 10mila euro in contanti in cambio della nomina pilotata di un commissario ‘amico’ per ottenere il rilascio del permesso a costruire per Greco.

A ricevere orologio e soldi, secondo quanto ricostruito dalla Procura di Torre Annunziata, sono appunto rispettivamente il deputato di Forza Italia Antonio Pentangelo (che si è autosospeso da componente della commissione antimafia) e il senatore azzurro Luigi Cesaro che avrebbe ricevuto la dazione economica in contanti come aiuto per una campagna elettorale.

A elargire regalino e soldini Adolfo Greco e Tobia Polese, proprietario dell’hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate, entrambi titolari della Polgre Europa 2000 srl, società proprietaria dell’ex area industriale Cirio di Castellammare di Stabia.

Due imprenditori che vengono da lontano, insieme, realizzarono il sogno proibito di Raffaele Cutolo, fondatore e capo assoluto dalla Nco. Posero fine a una sua ossessione: l’acquisto del castello mediceo di Ottaviano dove il papà de ‘O professore si recava per portare i guadagni della coltivazione delle terre ai padroni, i latifondisti.

Il bambino Raffaele Cutolo accompagnava il genitore nella bellissima fortezza e assisteva a quei dialoghi. E giurò a se stesso che avrebbe acquistato da grande il castello facendone la sede del suo impero.

Una fantasia infantile, una forma di difesa e autodifesa della psiche, un modo per non accettare la realtà e così salvare inconsciamente la figura genitoriale.

Non per Raffale Cutolo, boss che dava il ‘tu’ alla mafia e alla ‘ndrangheta, che per la prima volta nella storia della camorra era entrato nel ‘gioco grosso’ interlocutore dello Stato, dialogante con i servizi deviati, chiamato a rapporto, inizialmente, per dare un contributo al rilascio dello statista Aldo Moro ma poi entità decisero un altro destino per il segretario della Dc che voleva il compromesso storico con il Pci.

Lo stesso Cutolo, invece, qualche anno dopo liberò Ciro Cirillo, potente assessore Dc, rapito dalle Br e si è portato i segreti nella toma.

All’ombra di Cutolo con i soldi del riscatto, della ricostruzione e del suo potere di ricatto è nata una imprenditoria, una classe dirigente, parte del nuovo assetto dello Stato.

Non è un caso se i nomi ritornano e si inseguono. Proprio Greco e Tobia Polese realizzarono il sogno del bambino Cutolo con l’immobiliare ‘Il Castello’ acquistarono la fortezza consegnandola al capo della Nco.

È un filo rosso che unisce. Stessi personaggi, stessi interessi, stesso spregio della cosa pubblica e delle istituzioni, insomma, tutto si tiene, obbedisce al passato che non è mai passato. Ricatti, verità nascoste, debiti che si perpetuano negli anni e dove il tempo conta poco. Alla chiamata nessuno si può tirare indietro.

Arnaldo Capezzuto

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