Forse già aveva in mente le prime mosse da fare per riorganizzare l’Alleanza di Secondigliano. Con il tempo è rimasto solo il ‘brand criminale’. Con tutti i capi di un certo livello dietro le sbarre: da Eduardo Contini a Maria Licciardi fino ai Moccia e i Mallardo, la cosca di Masseria Cardone a Secondigliano non riesce più a dare la linea. L’unico che poteva ridare smalto e ridestare forza è Patrizio Bosti. Da sempre ombra di Eduardo Contini, la mente criminale. Era pronto, tra pochi giorni, a lasciare la cella per il fine pena. Detenuto dal 2007 già assaporava la riconquistata libertà. Era pronto come erano pronti i suoi amici ad accoglierlo in via Filippo Briganti dove risiede il boss.
La mazzata stamane presto: Patrizio Bosti non potrà lasciare il carcere. È scattato un nuovo arresto grazie ad una indagine congiunta di carabinieri, polizia e guardia di finanza, sotto il coordinamento della Dda di Napoli di Rosa Volpe e dello stesso procuratore capo Nicola Gratteri. In manette sono finiti anche i suoi figli Ettore e Flora Bosti, e il genero Luca Esposito. Sarebbero tutti coinvolti in una vicenda legata alla gestione di alcuni Rolex. Patrizio Bosti – due anni fa – approfittando della decorrenza dei termini, usufruì di una breve scarcerazione, una volta presso la sua abitazione convocò un summit per riorganizzare il destino della potente Alleanza di Secondigliano. Il punto centrale della riunione segreta con tutti i vari responsabili del clan nelle sue molte articolazioni territoriali : era dettare le nuove regole da tenere nei rapporti con i nemici storici del clan Mazzarella.
Tra i due cartelli esiste una deterrenza camorristica. La loro forza e ambiti di economia illegale collegati alle attività imprenditoriali illecite fa sì che non scendano in guerra tra loro. Prima gli affari. Insomma, una pace armata dove sono tollerati solo piccoli scontri tra sottogruppi reciproci. Un vertice resosi urgente per ragioni interne: dare un segnale all’organizzazione anche dopo i vari arresti e rispetto ad alcuni spostamenti territoriali degli stessi Mazzarella.

Dall’indagine della Squadra Mobile di Napoli, del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli, del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli e dello Scico della Guardia di Finanza si è anche scoperto che nonostante alcuni vertici del clan fossero al 41bis, il carcere duro, affidavano incarichi direttivi ai loro uomini di fiducia, dirigendo le strategie criminali e imprenditoriali del clan Contini, componente di rango dell’Alleanza di Secondigliano, cercando anche di costringere “i pentiti” a non collaborare più con la giustizia. Oltre agli arresti dello stesso nucleo familiare, due dei quali già detenuti,ci sono altri nove indagati.
È stato disposto il sequestro di due immobili intestati a prestanome e di denaro, poco più di 353 mila euro, ritenuti profitto di riciclaggio. Dicevamo gli arrestati sono personaggi di peso della malavita di Napoli. I reati contestati sono associazione mafiosa, minaccia, induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria, riciclaggio e autoriciclaggio: a tre dei quattro si contesta l’associazione mafiosa. Le indagini hanno anche consentito di fare luce sull’inversione di strategia tra l’Alleanza e i rivali del clan Mazzarella tra i quali, fino a quel momento, c’era una sorta di “pace mafiosa”. Gli indagati, sebbene in carcere, davano anche indicazioni sulla distribuzione degli stipendi agli affiliati.
Due dei destinatari delle misure cautelari avrebbero anche riciclato i proventi illeciti in società risultate intestate a dei prestanome: si tratta di ditte che operano nella gestione dei rifiuti ferrosi, nella telefonia e negli affitti degli immobili. In questa maniera sarebbero stati reimpiegati i soldi frutto di truffe messe a segno vendendo orologi di lusso “taroccati” a facoltosi imprenditori, anche all’estero.
C’è anche un episodio in cui protagonista è direttamente Patrizio Bosti che prima con modi gentili e poi con minacce avrebbe tentato di condizionare la decisione del genero che aveva intrapreso un percorso di collaborazione con la giustizia. Il dialogo il boss lo manteneva via lettera – secondo la Procura – c’è la prova evidente del condizionamento del boss nei confronti del genero che aveva deciso di collaborare con la giustizia. Una vicenda che risale a due anni fa, quando Luca Esposito, sedicente imprenditore e marito di Maria Bosti (figlia dello stesso Patrizio Bosti), rilasciò delle dichiarazioni ai pm della Dda di Napoli.















































































































































































