La tensione criminale a Fuorigrotta e in generale nell’area Flegrea potrebbe sfociare in una guerra di camorra ben più ampia e allargata ad altri clan di Napoli. Le attività investigative sugli ultimi episodi criminali: agguati, ferimenti e stese nell’area occidentale delineano uno scenario ben più grave. I diversi gruppi criminali che si contendono il controllo del territorio sono collegati con i due cartelli camorristici che si dividono Napoli e l’area metropolitana: Alleanza di Secondigliano e i Mazzarella. Le inchieste ci raccontano che pur se in perenne contrapposizioni, questi due storici cartelli attuano tra loro una sorta di desistenza armata.
A nessuno conviene combattere una guerra totale perché il primo contraccolpo riguarderebbe il fermo di tutte le attività economiche e soprattutto aumenterebbe la pressione di magistrati e forze dell’ordine. Esiste tra gli esponenti di Alleanza di Secondigliano e quelli dei Mazzarella una ‘linea rossa’ come ai tempi della guerra fredda tra America e Russia. Un dialogo continuo e vari delegati pronti ad intervenire da pacieri e spegnere sul nascere qualsiasi tipo di contenzioso. Questo è il principio a cui ormai da anni s’ispirano con intelligenza criminale.
Anche quando a Scampia è scoppiata la faida all’interno del clan Di Lauro contro gli scissionisti di Amato-Pagano, questi due cartelli non hanno preso parte alle ostilità. Si è trattata di una guerra di camorra interna con vincitori e vinti. Alla fine della quale c’è stata la rimodulazione delle zone d’influenza e degli ambiti delle attività illegali. Insomma, le due potenze criminali difendono i loro confini e le numerose attività economiche senza interferire con lo scontro interno dei gruppi autonomi ma a loro collegati. Ciò vale anche e soprattutto per la turbolenta e instabile ‘governance’ dell’Area flegrea.

Però c’è un però. Lo scontro che si sta delineando in questi anni dal 2020 al 2024 non è propriamente interno ai gruppi ed ai sottogruppi. È in corso una guerra a bassa intensità. È il caso del clan che fa capo a Vitale Troncone e al figlio Giuseppe, entrambi detenuti. È una cosca storica che ha le sue radici piantate a Fuorigrotta, si oppone a qualsiasi sconfinamento. Tolleranza zero se altri gruppi criminali e neoformazioni escono dagli alvei e tentano di invadere altre ‘zone’ sotto la loro gestione. Nell’ultima relazione della Dia sulla geografia malavitosa a Napoli e provincia c’è un accentuazione dell’elemento dinamico e fluido dei gruppi criminali sui territori. L’area flegrea forse è il luogo geografico dove ciò avviene più marcatamente.
Nei quartieri di Fuorigrotta e Bagnoli si contano decine di clan, gruppi e sottogruppi. In una stessa strada, ad esempio, via Leopardi ci sono Iadonisi, Cesi ed Esposito, i cui capi sono tutti detenuti, poi Volpe, Baratto, Bianco ormai in smobilitazione poi ci sarebbe il clan Esposito di Bagnoli ma in disgrazia e l’autoctono Troncone. Bisogna considerare che a questo quadro occorre aggiungere le pressioni di altri gruppi criminali di altri quartieri come Rione Traiano, Soccavo e Pianura che vorrebbero mettere un piede e anche l’altro a Fuorigrotta. Non sorprende, in questo clima di totale instabilità, che piccoli gruppuscoli come può essere quello che farebbe capo a Vincenzo Scodellaro, un tempo vicinissimo ai Troncone, colpito in un agguato a via Campegna il 4 settembre 2020, possano insidiare addirittura gli equilibri criminali sul territorio al punto da spingere lo scorso 24 giugno Alessio F. 18 anni, e Manuel M., 27 anni, vicini ai Troncone, di sparare a vista nei pressi di piazza San Vitale contro i due esponenti degli Scodellaro.

Lo scontro, insomma, non è interno ai singoli gruppi o nascenti sottogruppi per la gestione di quote parte delle ‘solite’ attività illegali come spaccio di droga, usura, racket e riciclaggio ma potrebbe avere ripercussioni ben più ampie e innescare un contenzioso tra Alleanza di Secondigliano e Mazzarella. Il quartiere di Fuorigrotta ha le più importanti ‘fabbriche’ del divertimento, del tempo libero, dello sport, della musica, dei locali e dell’indotto basti citare la gestione dei parcheggi e le imprese apparentemente pulite e riconducibili attravesro teste di legno ai clan. Senza considerare le centinaia di attività commerciali e del terziario presenti sul territorio.
Fuorigrotta è un bancomat continuo a cui attingere e che contribuisce a tanti zeri alle entrate della camorra spa. A ciò occorre aggiungere gli appetiti criminali per gli stanziamenti miliardari per la bonifica degli ex suoli dell’Italsider, l’attuazione della variante urbanistica e i cantieri del Pnrr di Bagnoli. Una tavola apparecchiata di cui Alleanza di Secondigliano e i Mazzarella non vogliono rinunciare e sarebbero disposti anche ad una prova di forza tra loro.
Uno scenario preoccupante e che ha spinto il prefetto di Napoli Michele Di Bari a chiedere nel corso di un summit un impegno straordinario delle forze dell’ordine sul territorio e di una maggiore pressione investigativa.
















































































































































































