Commissione Antimafia toglie segreto su alcuni verbali: Violante interroga Contorno e De Gennaro sul giudice Falcone. Così cominciò la sua delegittimazione

Continua il lavoro della Commissioni Parlamentare Antimafia guidata dal senatore Nicola Morra.

Come nel caso del magistrato Paolo Borsellino anche per il giudice Giovanni Falcone sono stati desecretati alcuni documenti inerenti un determinato periodo storico e riguardante il ritorno dagli Stati Uniti d’America del boss Salvatore Totuccio Contorno.

Il pentito grazie ai suoi racconti disvelò un pezzo di Cosa Nostra al giudice Falcone che diete il là a una serie di clamorose inchieste.

I giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Nei verbali emerge con singolare insistenza domande di alcuni commissari in particolare Luciano Violante che chiede allo stesso Contorno e all’ex capo della criminalpol Gianni De Gennaro circostanze, fatti e dettagli su Falcone contribuendo a creare attorno al magistrato un clima di grande delegittimazione.

È il 9 agosto 1989, negli stessi giorni il giudice poi ucciso nella strage di Capaci sarà vittima di un fallito attentato dell’Addaura persone non identifcate sistemarono esplosivo sulla scogliera.

Il presidente dell’antimafia Nicola Morra

Qui per la prima volta, il magistrato, pronunciò parole terribili sospettando che dietro l’attentato “ci fossero delle menti raffinatissime”.

Le carte raccontano l’isolamento del giudice e nessun accenno proprio all’attentato all’Addaura. Episodio da quale a Palermo comincò a soffiare il venticello della calunnia, “forse il giudice se l’è fatto da solo l’attentato”.

Falcone era isolato, come Paolo Borsellino entrambi trucidati in due stragi non solo di mafia.

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