Il prefetto di Napoli: “I clan storici sono ancora forti”

“La situazione delinquenziale nell’area metropolitana di Napoli e le infiltrazioni camorristiche all’interno degli enti locali sono stati i due argomenti all’ordine del giorno nel corso dell’audizione del Prefetto di Napoli, Marco Valentini, davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e delle altre organizzazioni criminali anche straniere.

Presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto a Roma, l’incontro, in parte pubblico e in parte secretato, e’ stato utile anche per fare il punto sulle risorse messe in campo e quelle ulteriori da aggiungere per contrastare in maniera efficace la malavita.

“Lo scenario che si registra a Napoli è molto mutevole e composito ed e’ caratterizzato da atti particolarmente violenti e molto frequenti” esordisce Valentini nella sua relazione che subito si sposta sul tema dei clan: “Non c’e’ arretramento da parte delle famiglie storiche della camorra che continuano – spiega il Prefetto di Napoli  – ad essere ben inserite nei loro traffici storici”.

“A livello inferiore operano gruppi meno strutturati che si occupano del racket e della mera gestione delle piazze di spaccio in rapporto di subalternità con i clan dominanti. Esistono poi anche clan autonomi che gestiscono tutta la filiera, ma sempre negli spazi di manovra loro concessi da chi comanda”.  

“Questo scenario descritto e già noto – prosegue Valentini – si e’ confrontato negli scorsi mesi con l’epidemia. Abbiamo prove di attività di welfare criminale, soprattutto in tempo di lockdown, attraverso forme surrettizie di beneficenza e aiuto nei confronti dei meno abbienti. Questa e’ la tecnica dei clan per rafforzare il consenso sul territorio, servono interventi statali per aiutare ad arginare il fenomeno”.

Per quel che riguarda la realta’ degli enti locali, riflettori puntati sulle infiltrazioni delle organizzazioni criminali nei Comuni. Valentini ha sottolineato che da quando esiste la legge che consente lo scioglimento degli enti locali (promulgata nel 1991) e’ stata applicata 58 volte in 42 Comuni con alcune realta’ che sono state sciolte due o addirittura tre volte come nei casi di Marano, San Gennaro Vesuviano e Arzano.

Proprio il Comune di Arzano e’ attualmente sciolto, cosi’ come Sant’Antimo: “Prima delle elezioni avevamo cinque Comuni sciolti per mafia, ora tre sono tornati al voto” ricorda Valentini che indica la strada da seguire: “Bisogna sviluppare un’attività investigativa di elevato profilo. Serve la collaborazione tra procure e in primo luogo il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ma serve anche un’attività di prevenzione amministrativa attraverso l’accesso amministrativo. Un lavoro in simbiosi, ciascuno nel rispetto delle proprie competenze, ha portato in passato e può portare in futuro ad uno scambio di informazioni molto utile”

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