Amato Lamberti: “Fate i fatti e non le chiacchiere”. Il Premio Nazionale dagli inizi ad oggi. Ecco il ricordo del primo vincitore

Parla Alessandro Colletti, il vincitore della prima edizione del Premio Nazionale Amato Lamberti.

La mentalità camorristica si combatte con la partecipazione, con il coinvolgimento delle energie migliori disponibili, ed è questo il principale impegno dell’Associazione dedicata ad Amato Lamberti: un uomo libero che ha speso la sua carriera per sostenere la progettualità dei giovani.

Era solito ripetere ai suoi studenti: “Non siate meri opinionisti. Sfruttante la cultura facendo i fatti e non le chiacchiere”, e sulla base di questa idea, Lamberti viene ricordato ogni anno attraverso dei premi volti, concretamente, attraverso il sostegno economico di borse si studio, ad aiutare i ragazzi nel proseguire il loro percorso di studi.

L’annuale Premio Nazionale Amato Lamberti è diventato un appuntamento fisso per tirare le somme sullo stato della battaglia culturale alle mafie. Dalla prima edizione, ospiti illustri hanno spiegato la loro visione con la costante presenza del già Procuratore Nazionale Franco Roberti, Presidente della Commissione Scientifica del Premio, e con il supporto e la partecipazione dall’attuale Procuratore Nazionale Federico Cafiero De Raho.

Alessandro Colletti

In ogni cerimonia gli interventi hanno avuto un comune denominatore, nel pieno spirito del Premio: il lavoro di contrasto culturale e istituzionale alle mafie deve essere in grado di coinvolgere l’entusiasmo dei giovani poiché, come lo stesso Sociologo Lamberti scrisse: “Solo i giovani possono dare nuova voce alla voglia di legalità delle nostre terre”.

Sono stati tanti i ragazzi a vincere negli anni, giovani studenti provenienti da ogni parte del Paese, che hanno condiviso il loro entusiasmo con la platea, la stampa e con la commissione Scientifica composta dai maggiori esperti di analisi scientifiche sul crimine organizzato.

Cosa ne pensa oggi, di questo crescente successo, il primo vincitore? Ci siamo chiesti quale sia, dopo che il Premio ha acquisito una rilevanza nazionale e un ampio riconoscimento mediatico, il ricordo di questa iniziativa da parte del ragazzo che fu il primo vincitore della prima edizione.

Quel giovane ambizioso oggi è docente di scuola pubblica, ricercatore indipendente, cultore della materia in Sociologia del crimine organizzato, in politiche sociali del lavoro, analisi e valutazione delle politiche pubbliche.

“Dall’emozione di quel Premio sono passati ormai diversi anni, oggi, prima di ogni altra cosa cerco di essere un padre attento di una bimba di dieci mesi”.

Il suo nome è Alessandro Colletti e ha voluto ricordare così non solo la figura di Amato Lamberti ma anche e soprattutto quel momento della cerimonia ricco di gratificazione ed emozione.

Amato Lamberti

“Mi trovavo all’inizio del secondo anno del dottorato in pedagogia e servizio sociale e, nel dipartimento nessun docente sembrava interessato a supervisionare il mio progetto di ricerca. L’ipotesi che proponevo voleva indagare i nessi tra welfare e mafie. Ricordo ancora una docente che, durante la presentazione della mia ricerca per il primo passaggio d’anno, mi gridò contro tutta la sua indignazione per aver ‘osato accostare’ il welfare alla criminalità . Pensare che poi, qualche anno dopo, la stessa docente – che allora ricopriva un importante ruolo politico proprio nei servizi sociali romani – fu costretta alle dimissioni travolta dallo scandalo di mafia capitale” – ricorda – .

“Cercai allora contatti esterni al mio dipartimento, anzi, alla mia Università. Scrissi a tutti, a chiunque avesse in ambito universitario espresso un’idea interessante e originale sulle mafie. In pochi, anzi, in pochissimi, mi risposero. Tra questi, il Professor Lamberti fu uno dei primi. Ricordavo di aver letto, giovanissimo, uno dei suoi saggi sulla camorra casertana nel 1995 o giù di lì” – sottolinea -.

“Lo trovai in un piccolo libro curato da Goffredo Fofi, scritto subito dopo l’omicidio di Don Peppe Diana. E, pure se ero cresciuto nel casertano, quella parte cupa e violenta della provincia mi sembrava lontana un migliaio di km da casa mia. Non solo il Professore mi incoraggiò – spiega Colletti – scrivendomi che l’ipotesi di ricerca era molto interessante e originale, ma mi invitò ad andare a trovarlo a Napoli. E mi diede un semplice ma fondamentale consiglio: se volevo davvero conoscere il fenomeno, avrei fatto bene a respirare l’aria dei luoghi che volevo studiare”.

“Temporeggiai troppo e, quando avrei voluto, il Professore non era più disponibile. Il periodo in cui seppi della sua scomparsa abitavo a Casal di Principe per la ricerca sul campo. Ricordo tutta l’amarezza per aver perso l’occasione di conoscerlo e confrontarmi con lui”.

“Nel 2014, subito dopo la discussione della mia tesi di dottorato, un amico mi segnalò la prima edizione del premio di ricerca Amato Lamberti. Inviai la tesi senza troppe ambizioni: quando ricevetti la telefonata pensavo che quell’amico mi stesse prendendo in giro… ero emozionatissimo: ricevere un riconoscimento per il mio lavoro e, per giunta, nella città che più amo, era un sogno. Avevo la sensazione che il premio mi avesse ripagato per tutte le difficoltà incontrate nel percorso di ricerca e dava ragione all’ostinazione che avevo dimostrato in quei tre lunghi anni”.

“Di quel giorno confuso e caldo, conservo lo sguardo materno di Roselena, la vigorosa stretta di mano dell’allora Procuratore Franco Roberti, i volti pieni d’orgoglio di mia moglie e di mia madre, le motivazioni del premio lette dal Professor Luciano Brancaccio e il buffet del Gambrinus del quale, con grande amarezza, non riuscii nemmeno ad assaggiare un babà!” – conclude Alessandro Colletti -.

Amedeo Zeni

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